Cara Italia Altare della Patria

Cara Italia

22 Marzo 2020

E’ molto strano.
E’ come se all’improvviso mi fosse tornata la voglia di ricominciare a giocare con le parole.
L’ultima volta che ho sentito il bisogno, la forza irrefrenabile che mi chiedeva di scrivere della vita, è stato tanto tempo fa.
Il desiderio era sorto  in un periodo particolare della mia esistenza e si è riproposto in questi giorni  prepotentemente.
Le circostanze sono sostanzialmente le medesime anche se si sono palesate sotto  sembianze  difformi.
La metamorfosi della realtà.
Strano eh?


Ero molto più giovane e molto più inesperto.
Non che oggi abbia tutte le risposte sia inteso.
Forse mi riferisco semplicemente  alla consapevolezza di aver maturato molta più esperienza di allora.
Quasi vent’anni da quel maledetto 11 Settembre.
C’era la medesima ansia per il futuro, allora come oggi.
Sembra quasi un sogno.
Inconsistente.
Impalpabile ma reale.
Tremendamente tangibile nell’essenza delle cose.
Oggi come allora, il bisogno di raccontare mi è venuto da dentro, dalle viscere.
Ho appena finito di farmi la doccia.
Una normalissima doccia.
C’è chi canta, chi si rilassa e chi….
Ma come si fa a rilassarsi in questi giorni.
Forse ci illudiamo di rilassarci,  per evitare di pensare, tenendoci occupati con mille impegni.
E’ molto più semplice non pensare che farsi delle domande.
Perché le risposte, il più delle volte, non ci sono.
O quando ci sono,  sono inadeguate e ci lasciano con l’amaro in bocca.
Allora è più semplice permettere passivamente che gli eventi ci caschino addosso.
Per evitare di soffrire.
Perché in fondo aspiriamo tutti a quella felicità che per uno strano scherzo del destino  esiste solamente nei sogni.
La vita, è tutt’altra cosa.
Questo ci fa tremendamente incazzare.
Non avere il controllo delle cose ci fa sentire impotenti.
E non amiamo essere impotenti.
Non è nella nostra natura.
Ci fa sentire inutili anche se non lo siamo.
Che paradosso!
Il mondo è impazzito. Tappati in casa come condannati, reclusi.
Non c’è distinzione tra noi e loro.
Siamo esattamente nella stessa condizione.
La stessa, medesima condizione.
Buoni e cattivi.
Guardie e ladri
Tutti. Ma proprio tutti.
O quasi…
Senza distinzione alcuna.
Curioso.
Tutti sulla stessa barca.
Ondeggia precaria tra le onde in balia degli elementi e governarla è dura, se non addirittura impossibile.
Questa barca che si chiama mondo.
Il Nemico ci ha messo tutti sullo stesso piano.
Lui sì che è democratico e non guarda in faccia a nessuno.
La battaglia è impari ma abbiamo ancora qualche freccia al nostro arco.
La volontà.
L’orgoglio di un Popolo.
Non sono cose che si comperano nel mercatino dei desideri impossibili.
O ci sono, o non ci sono.
E fortunatamente ne abbiamo da vedere!
Sono frecce senza prezzo.
Ecco perché credo che in un modo o nell’altro ripartiremo.
Sono passati quasi 20 anni.
La crisi di allora era differente rispetto ad ora.
Oggi è sanitaria ed economica, e riguarda ciascuno di noi.
Venti lunghi anni dove sono successe un sacco di cose.
Ma proprio tante.
Il mondo è cambiato, ma a  modo suo.
Allora eravamo atterriti dal terrorismo islamico.
In un modo o nell’altro c’è sempre qualcuno o qualcosa da temere.
C’era Al – Qaida.
Forse.
Oggi cosa c’è?.
Un “essere” invisibile, un fantasma che si è insinuato all’improvviso in poche settimane nelle nostre vite.
L’unica arma cha abbiamo è l’isolamento.
Sotto la doccia riflettevo.
E  la prima cosa che ho fatto dopo essermi asciugato,  è stato accendere il computer.
Dovevo farlo assolutamente.
Volevo scrivere una lettera, forse d’amore non saprei.
Così, d’istinto, per il mio Paese.
Per fissare alcune riflessioni, per evitare che si perdessero per sempre.
E non dovevano essere solo mie ma di tutti coloro che le vorranno vivere intimamente come le sto vivendo io.
Dovevo farlo e sentivo che dovevo esprimere questi pensieri.
Spero vadano lontano.
Così ho fatto.
Pensateci bene.
Siamo abituati a fotografare ogni cosa, anche le più inutili come un piatto di pasta al sugo, per condividerla con il mondo.
Per quell’irrazionale bisogno di condividere la quotidianità della nostra vita con gli altri.
Come se al mondo gliene fregasse qualcosa.
Eddai!
Ma per le cose che contano è tutt’altra storia.
Dovremmo farlo per dovere.
Come fosse un obbligo morale verso noi stessi e verso gli altri.
Così ogni momento speciale o qualunque  della nostra vita meriterebbe di essere raccontato o cristallizzato su un foglio reale o ideale che sia.
Il romanzo più bello che essere umano abbia mai concepito.
Ciascuno il proprio.
Riflettete.
La vita di ciascuno è una storia unica  e meravigliosa.
Un’avventura fantastica fatta anche da folletti del bosco o da esseri incredibili venuti da chissà dove, che vivono o che hanno vissuto nella nostra fantasia di adolescenti o di uomini poi.
Chi lo sa.
Magari sbarcati come E.T. da un’astronave  che ha attraversato il Cosmo, lo spazio ed il tempo ed è atterrata sul nostro pianeta.
Questa straordinaria, incredibile e stupefacente palla azzurra nel buio  dell’Universo.
La nostra Terra.
Ma come si fa a non amarla?
Come si fa a non provare quel senso di smarrimento e di pace, e di commozione nell’osservarla muta e silenziosa, che fluttua nel nulla?!
Polvere di stelle.
Ecco, sì.
Che espressione meravigliosa, poetica, che voglio fare mia.
Forse veniamo da lì.
E noi  siamo li.
Sette o otto miliardi di individui ora tappati in casa come topi.
Siamo tutti uguali ricordate?
Non c’è differenza.
Non più.
Perché da oggi in avanti le cose non saranno più le stesse.
Per ciascuno di noi.
Cambieranno le relazioni, cambieranno i rapporti.
Cambieranno le stesse nostre azioni quotidiane.
Mi domando se si potrà tornare a stringere una mano o abbracciare un amico.
Se la prossima forma di saluto sarà quella Vulcaniana del Sig. Spock o chissà cos’altro.
E’ come se ci fossimo trovati nostro malgrado ad un bivio nelle nostre esistenze.
La mia generazione, nell’Europa in cui viviamo, fortunatamente non ha vissuto la guerra con i sui orrori.
Quella che siamo stati abituati a concepire e a studiare sui libri di scuola.
Quella combattuta con le bombe e con i missili e i carri armati e i caccia.
Quella che ormai esiste solamente nelle cronache di tempi che furono.
Forse.
Sembra che anche la guerra si sia rifatta il trucco, come avesse voluto adeguarsi ai tempi moderni.
Ha abbandonato le bombe e si è trasformata in un… Virus?
Un alieno invisibile pronto ad insinuarsi sotto la pelle nelle vite di ciascuno, portando via con sé quelle più fragili.
Forse.
Le vite dei nostri  nonni.
Dei nostri cari nonni.
Quanti ci hanno lasciati nella solitudine di una stanza d’ospedale.
Lontani dagli affetti più cari.
Privati di quelle lacrime nella umana condivisione  di un estremo saluto.
Privati della giusta compassione dei figli, dei nipoti, nell’ultimo momento di vita.
Mi piange il cuore.
Cari nonni, cari genitori.
Questa è un’esortazione anche per voi.
E’ una sorta di preghiera.
Nessuno dovrebbe volarsene vi da solo.
Non è giusto. E’ disumano.
Ma il nemico se ne fotte di tutto e di tutti.
Abbiamo avvelenato poco alla volta la nostra Terra.
Ma la cosa assurda è che lo abbiamo fatto nel corso di pochi decenni.
Era inevitabile, alla fine  è arrivata la ribellione silenziosa.
Forse questa non è retorica.
Quando la Natura si ribella, crea dei mostri.
O forse mi viene da pensare che dietro a quel mostro vi sia la mano di qualcuno che si nasconde dietro a qualcosa.
Per vana gloria.
Noi.
Gli uomini.
Certamente si tratta di pochi folli individui.
Le masse non si autodistruggono.
Pochi oligarchi senza scrupoli cui non frega nulla della vita del prossimo.
Forse si credono simili al Creatore e ritengono di poter disporre indiscriminatamente della vita di tutti.
Come fossimo bambole di pezza che si possono gettare tranquillamente nell’immmondizia.
Mi viene un conato di vomito.
Queste non sono le considerazioni di un pazzo ma di una mente libera che osserva in silenzio.
Fino ad ora.
Mi riferisco al silenzio.
Allora sì, smettiamola con la retorica.
Con questa fastidiosa stucchevole,  inutile e vomitevole retorica in Tv o nei social.
Ci trattano come deficienti.
Un popolo bue, acefalo cui dire sempre cosa fare, come comportarsi, cosa pensare.
C’è una cosa che nessuno potrà mai togliere ad alcuno.
Che nemmeno le sbarre più potenti di una prigione potranno mai imprigionare. Ebbene quella cosa è la libertà della mente e dei pensieri.
Ah no!
Lì non vi sono confini!
La mente è libera e nessuno può ingabbiarla.
E’ l’ultimo baluardo di democrazia e  libertà.
Questo fa tremendamente incazzare coloro che ci vorrebbero assoggettati ai loro dictat.
Provate ora a pensare ad una goccia che poco alla volta scava, e scava , e scava e…
Poi non dobbiamo stupirci del buco.
Anzi, della voragine!
Non so se esista una regia umana o se tutto ciò sia frutto del caso.
L’ho già detto.
Desidero sempre lasciare aperta questa eventualità.
Per conservare intatta quell’idea romantica, quel senso di umanità che nel mio cuore spero l’uomo ancora possegga.
Il caso.
Già.
Il caso che ci ha regalato questa epidemia.
Il caso…
Hmm..
Ma forse tutto ciò ha un senso.
Non tutti i mali vengono per nuocere, richiamo un detto dei nostri nonni.
Cerchiamo di vedere gli spetti positivi.
Finalmente ci  siamo accorti che oggi più che mi dobbiamo essere uniti.
Eddai!
Siamo un popolo meraviglioso, unico!
Certamente pieno zeppo di contraddizioni ma pur sempre …
Geniale è il termine.
Fuori dagli schemi.
Forse un po’ pazzi ma..chi non lo è.
Nessuno può eguagliarci.
Siamo italiani.
E la nostra Terra, è l’Italia.
Oggi, in questi giorni più che mai, mi senti Italiano usando la maiuscola.
Lo insegno da sempre  ai miei figli, ad essere orgogliosi di essere ciò che siamo.
Italiani.
Ormai da anni non volo oltre oceano.
Ricordo che quando mi trovavo in una Nazione piuttosto che in un’altra, sono sempre stato fiero di essere italiano.
Lo ripeto ancora e ancora.
Italiano.
E’ mi gonfiavo il petto come un gallo nel dirlo!
Senza vergognarmi delle solite considerazioni, dei soliti stereotipi sul Bel Paese  che mi facevano incazzare e che combattevo in ogni modo.
Anzi, quelle, le solite considerazioni intendo,  mi davano la forza di dimostrare loro chi avessero di fronte e chi o cosa fossimo.
Un italiano. Italiani.
Perchè “ltalia”,  è qualche cosa che…
Una melodia forse.
Dovrebbero tutti sciacquarsi la  bocca nel proninziarla.
La sua stessa struttura grammaticale  è una melodia.
Poche lettere si adagiano sulla lingua fluide come poche note creano un’armonia perfetta, matematica.
Non lo dico per retorica, o follia.
E’  così.
Punto e basta.
E poi la forma.
Perché anche la sua morfologia è perfetta.
La Natura è stupefacente se ci pensate!
Mi viene da sorridere.
Uno stivale.
Magari uno come tanti.
Ma è il Nostro.
Italia.
Lo stivale di un generale.
Un capo, un condottiero.
Abbiamo anche lo sperone..
Siamo indiscutibilmente un Popolo di valorosi.
Migliaia, che hanno attraversato i secoli e continuano ad esistere sino ai nostri giorni.
Ne partoriamo a bizzeffe.
Siamo una fucina di valorosi.
Tutto viene da noi.
Veniamo da lontano, ricordiamolo bene.
Da molto lontano.
Oggi più che mai a combattere nelle corsie degli ospedali, nelle fabbriche  ed in tutti i campi delle nostre eccellenze.
Certo, c’è qualche Don Abbondio mescolato tra la massa.
Ma il numero è talmente trascurabile da non contare nulla.
Diciamocela tutta.
Dovremmo guardare il mondo dall’alto verso il basso.
E non è snobismo o supponenza fine a se stessa.
La chiamerei consapevolezza di ciò che siamo.
Lo sapete voi.
Lo so io.
Lo sanno tutti.
E allora non dimentichiamocene quando tutto ciò sarà finito.
Per questo ci temono.
Per questo ci invidiano.
Per questo si mordono nervosamente le labbra dalla rabbia e darebbero un occhio delle loro teste  per essere ciò che siamo e per avere ciò che possediamo!
Non farò l’elenco, sarebbe infinito.
Ma pensateci bene.
Per questo fingono di amarci anche se ci odiano dal profondo e vogliono affossarci, magari con il MES.
Sento che ho quasi bisogno di piangere, di stringermi alla mia famiglia e di urlare fuori dalla finestra che sono fiero di essere italiano.
Non disegnerò un arcobaleno su un telo dicendo che andrà tutto bene.
Magari suonerò un pezzo con la mia chitarra, per sentirmi vivo.
Questo sì.
Andrà come andrà.
Ma comunque vada, saremo certi di aver  fatto il possibile.
Lo ripeto ancora, e ancora.
Italia, Patria del tutto.
Ogni tanto diamo un’occhiata ai nostri musei.
Quelli del resto del mondo esistono perché espongono per lo più parte del nostro patrimonio artistico e culturale.
Dovremmo ricordarlo ogni giorno a noi stessi e ai nostri figli.
Svegliarci la mattina e sentirci ancor più uniti in questi momenti di sofferenza.
Questa è un’ode per l’Italia.
Perché se lo merita come  merita che queste parole vengano condivise, da molti.
Se lo vorranno.
Perché è un Paese che ha sempre sofferto, ha sempre combattuto ma si è sempre rialzato!
Hanno cercato di piegarla in mille modi ma non l’hanno mai spezzata.
E non la spezzeranno mai.
In questi mesi di crisi l’eccellenza della  nostra sanità, dei nostri medici, infermieri forze dell’ordine e di tutti gli addetti sanitari e non, sta dando lezione al mondo.
Così vorrei considerare questi giorni come un specie di dono.
Non fraintendete.
Mi hanno permesso di riscoprire il piacere delle cose semplici, della quotidianità e della condivisione di momenti con la mia famiglia.
Noi  genitori ci siamo riscoperti insegnanti, maestri e maestre per aiutare i nostri figli negli studi.
Quando mai lo avremmo fatto?
Chi avrebbe mai pensato una cosa del genere?
Così fuori da ogni previsione.
Abbiamo riscoperto valori ed emozioni che probabilmente non avremmo mai immaginato di possedere se tutto ciò non fosse accaduto.
Ed invece eccoci qui, più confusi che mai, ma sereni.
Senza dimenticare le sofferenze di chi ha perso i suoi cari.
Perché un uomo non dovrebbe mai abbandonare l’empatia verso i propri simili.
Questo ci distingue dalle bestie.
La condivisione del dolore.
Non dimentichiamo mai quale sia il nostro obiettivo.
Allontaniamo lo sconforto e ricerchiamo la felicità, per quanto essa sia nascosta e difficile da trovare in questi momenti.
Ma c’è. Da qualche parte.
Facciamo un sorriso al mattino come apriamo gli occhi e la giornata inizierà con il piede giusto.
Cara Italia, questi pensieri sono per te.
E’ questo il vero momento di cantare l’Inno di Mameli, ma lontani dagli stadi.
Ti rialzerai presto.
Non ne ho la certezza, ma una grande speranza.

Livio Palma Giuseppe Longoni