Livio Palma Giuseppe Longoni mostra il libro Luke

Intervista all’autore

La nascita della passione per la scrittura, le idee che hanno ispirato il mio primo romanzo Luke e la soddisfazione provata nel vederlo pubblicato, ma anche i progetti futuri: in questa intervista fattami dall’amico giornalista Stefano Maroli parlo del mio primo romanzo Luke e vi racconto il mio io scrittore.

Longoni, ci parli di come è nata la sua passione per la scrittura.
«Ho iniziato a scrivere seriamente e con costanza intorno ai 20 anni, da adolescente per mantenere vive relazioni di amicizia con persone conosciute in vacanza. Ricordo ancora le centinaia di pagine scritte a mano, in italiano ed in inglese. E’ sempre stata la mia forma preferita di comunicazione. Le corrispondenze sono diventate aneddoti, gli aneddoti piccole storie e le storie dei racconti. A seconda dell’umore che vivevo in quei momenti sono nate alcune poesie o preghiere. Scrivere è sempre stato il mezzo attraverso il quale ho messo a nudo me stesso».

Come nasce l’idea di Luke?
«Il libro nasce dopo un viaggio in Australia, dal bisogno di raccontare in maniera romanzata e nelle vesti di Luke, le esperienze che ho vissuto in prima persona dal settembre 2001 (un giorno prima dell’attentato alle Tween Towers) sino a tutto il mese di dicembre dello stesso anno. Un’esperienza che ha fortemente condizionato la mia vita attuale. In modo particolare le amicizie che sono rimaste vivissime a distanza di tutti questi anni. Si consideri che Vinicius (citato nei ringraziamenti finali di Luke), è stato mio testimone di nozze. L’Australia ha significato per me una sorta di passaggio all’età adulta, il periodo della piena consapevolezza di me stesso e delle mie capacità. Un po’ come accade a Luke».

Perché ha intitolato il libro semplicemente Luke? Non è troppo inflazionato?
«Luke doveva essere Luke. Dapprima Luke doveva essere il protagonista di un racconto giallo poliziesco ambientato tra le montagne dell’Alto Adige, per la precisione ambientato Fie’ Allo Silliar. Mi piaceva foneticamente. Poi però quel racconto (per non so quale motivo), ha assunto connotati completamente diversi che mi hanno portato a modificare sia la storia che i nomi dei personaggi. Così mi sono trovato ad avere tra le mani un nome di persona cui dovevo assegnare una storia, dovevo assolutamente assegnare una storia. E così in breve tempo, è nato Luke!».

Perché c’è una balena in copertina?
«Quella foto è stata scattata personalmente da Monica Pomi, una ragazza bolognese che mia moglie ed io abbiamo conosciuto nel 2007 in occasione del viaggio di nozze negli Stati Uniti. Nel corso degli anni ci siamo sempre tenuti in contatto e Monica ha sempre condiviso con noi alcune delle foto più belle che ha scattato in giro per il mondo. Dopo un viaggio in Australia, mi inviò una serie di scatti fotografici di wale’s watching: capii subito che uno di quei fotogrammi sarebbe diventato la copertina del mio libro.
Credo che nulla accada per caso. Anche una semplice foto, come nel mio caso, può avere una storia, e ne vado orgoglioso come è stata entusiasta Monica nel darmi il suo consenso all’utilizzo di quell’immagine. Il suo sì fu immediato ed eccitato!».

Luke nasce da un esperimento, come romanzo a puntate su internet che poi ha deciso di autopubblicare. Che consiglio darebbe a chi vuole realizzare il sogno di dare alle stampe un libro come lei?
«Luke prima di tutto è un romanzo che ho amato sin da principio, perché è mio. Scrivere era un bisogno, una necessità. Così è nato. E dopo la sua nascita che ha avuto una gestazione di parecchi anni, mi è sembrato consequenziale il bisogno della condivisione. Dapprima ho dato il manoscritto da leggere ad alcune tra le persone a me più care e proprio quelle mi hanno aiutato a prendere la decisione di condividere con tutti il mio lavoro.  E’ stata una soddisfazione immensa.
E’ partito tutto con l’apertura del sito (www.liviopalmagiuseppelongoni.com) e la pubblicazione settimanale dei capitoli (ancora in corso sino alla fine del romanzo), con l’intento di coinvolgere e rendere partecipi il maggior numero di persone in questa avventura. Dalla pubblicazione on line alla pubblicazione cartacea del libro il passaggio è stato automatico, doveva avvenire, e così è stato.
Tuttavia non mi reputo nessuno per dire ad aspiranti scrittori cosa fare per realizzare un loro sogno. Semplicemente mi sento di suggerire di crederci, a prescindere dal fatto che il loro lavoro possa essere apprezzato o criticato. Il bisogno irrazionale e principale che uno scrittore deve soddisfare è senza ombra di dubbio quello intimo di esprimersi e di raccontare, perché arriva da dentro.
Se poi quel racconto prende la forma ed assume i connotati di un romanzo, allora la cosa è fatta! Ma senza ansie e senza l’aspettativa di dovercela fare per forza. Osate e fatevi conoscere, senza aspettative lo ribadisco. C’è un modo social la fuori a completa disposizione…
Quando ho stretto tra le mani la prima copia di Luke mi sono commosso. Perché non credo di essere inappropriato se affermo che per un uomo (e parlo di genere), scrivere un romanzo, o creare il quadro più bello della propria vita, è pari al piacere e all’orgoglio che prova una madre nel momento stesso in cui partorisce un figlio, perché viene da dentro».

Ha scritto altri libri? cos’ha in programma per il futuro?
«Nel 2016 mentre ancora non avevo terminato Luke, ho iniziato a scrivere un secondo romanzo che si inserisce cronologicamente più o meno a metà della storia di Luke, ma non dico altro. Inoltre a breve mi piacerebbe rimettere mano ad una serie di racconti 7/8 che ho già scritto e che, a questo punto, sarebbe bello riordinare e pubblicare anch’essi. In un certo senso rappresentano le basi empiriche sulle quali ho costruito il primo vero romanzo. Poi ho già pronte (sempre da risistemare) circa 400 pagine di un diario. Il diario di un viaggiatore solitario che poi racconta di quei 4 mesi d’Australia, senza censure, senza filtri. Questi sono i miei progetti che combattono con il nemico numero uno: il tempo a disposizione. Perché scrivere richiede tanta passione ma anche tanto tanto tempo, che, ahimè, non ho. Quindi tutto ciò avviene nei ritagli… ma vedremo cosa succederà. Anche in questo caso ho abbattuto le ansie, le aspettative. Quello che riuscirò a fare sarà semplicemente quello che dovevo fare. E’ tutto qui, nella mia testa. Pronto ad uscire. Devo solo trovare quel tempo tiranno per realizzare questo sogno. E a questa domanda mi rispondo: Perché no…? ».